Due settimane al Cto, sesto piano, Firenze




Capita che durante una partita a calcetto il tuo tendine d’Achille preferito, senza un preavviso per così dire gentile, si blocchi, si laceri e infine si rompa. Capita che al pronto soccorso un medico pragmatico ti dica: si deve operare. Dobbiamo ricoverarla. Subito.

Capita infine che il sottoscritto, al primo ricovero ospedaliero della sua vita, senta uscire dalla propria bocca Scusi, posso uscire un minuto? E’ una questione emotiva, ritorno, glielo prometto. Voglio solo fumare una cazza di sigaretta. Un’entrata sottilmente teatrale, si potrebbe commentare con un po’ di indulgenza. Panico puro, a mio avviso. E parlo con cognizione di causa.

Al CTO ci rimango due settimane. Due settimane per: visitarmi, fare un elettrocardiogramma, una risonanza magnetica, un ecodoppler (che manco sapevo cosa fosse), una operazione di mezz’ora (fissata per un giorno e poi saltata per urgenze), un altro ecodoppler. Tante punture e qualche pasticca. Una sola iniezione di morfina (“mi spetta, no?” invoco appellandomi ad un fantomatico diritto del dolorante).

Ma soprattutto: la mitica minestra in brodo e il pollo. Tutte le sere, tutti i giorni. Una certezza ospedaliera che diventa routine. C’è un che di rassicurante, in tutto questo, oltre che una gran rottura di palle.

Il CTO è in gran parte architettonicamente vecchio e trascurato. Gli ascensori funzionano a singhiozzo. Gli orari di visita sono segnalati su dei cerotti sui quali il tempo ha infierito con veemenza. E altre cosette. Tipo i pc di chi si occupa degli appuntamenti ambulatoriali che si inceppano sempre. Altro che promettere l’abolizione dei parcheggi a pagamento negli ospedali (che trovo una meschina forma di mettersi in luce). Insomma: la parte storica del CTO non fa una bellissima impressione. Anzi.

Gli infermieri,  il personale – qualcuno precario a 45 anni – e i dottori specializzandi che si sono presi cura di me sono eccezionali. Pur essendo certi che il loro futuro è all’estero. Alla ricerca di uno stipendio migliore. Attrezzature adeguate. Ospedali efficienti. Purtroppo è storia.

Ma ho imparato qualcosa di più, e di meglio, stando al CTO. Vedere oltre il proprio letto. Stare in ospedale è prima di tutto una presa di coscienza etica. La tendenza a ritenere che tutto debba girare attorno al proprio letto è forte, quando passi le ore a guardare il soffitto tra un pasto, una puntura, una pasticca e un altro pasto. Anche i migliori si vestono di questo subdolo egoismo, all’ospedale. Lo so bene, eppure tra i migliori non sono di certo.

L’ho capito guardando Marco, mio vicino di letto. Mai una lamentela, sempre sorridente. Non sembra nemmeno un paziente. Eppure è in ospedale da sette mesi: l’insofferenza dovrebbe essere spontanea. Mi racconta il suo incidente: “quando mi sono trovato la gamba appoggiata alla spalla ho capito: questa è rotta, vediamo se c’è altro.

Amputazione. Gli hanno ripetuto 16 volte, a Marco, questa storia dell’amputazione della gamba, tante quante le operazioni fatte. Roba da diventare matto. Ad un certo punto Marco ha detto basta: “Dotto’, io lo so, lei lo sa, passiamo oltre. Raccontami qualcos’altro, no? Sì, hai ragione, fa il camice vestito. Le protesi le fanno benissimo ora,  te l’avevo detto?”

Alla fine gliel’hanno salvata quella gamba. “Teniamocela stretta, la nostra sanità pubblica” mi ha detto Marco. Dopo sette mesi di ospedale, un’amputazione sempre nell’aria e qualche migliaio di minestrine, lui, alla sua sanità pubblica, al suo CTO, ci tiene.

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18 Comments on “Due settimane al Cto, sesto piano, Firenze”

  1. #1 Simo
    on dic 4th, 2009 at 00:35

    Fantastica opinione, in poche righe credo che tu abbia fatto una reale radiografia del CTO.
    Apprezzo anche io il personale per lo più fantastico, ma quello che non sopporto più è LA TOTALE MANCANZA DI UN’ORGANIZZAZIONE E DI UN REFERENTE.
    Ne ho viste di cose allucinanti purtroppo nella mia famiglia, col risultato che è da luglio che, salvo per alcuni periodi, faccio “navetta” tra casa e il CTO.
    Insomma, in circa un mese di ricovero del mio compagno, artrocentesi o come ca. si chiamano fatte al pronto soccorso RIGOROSAMENTE SENZA ANESTESIA; sporadici casi in cui non si interviene di fronte al dolore estremo al quinto piano; terapie dimenticate in paziente epilettico; operazione fatta alle 16 del pomeriggio con paziente digiuno e senz’acqua dalla mezzanotte del giorno precedente, d’estate e senza aria condizionata; intervento finito con necrosi del tessuto; controlli ambulatoriali fatti da personale spesso diverso; l’essere lasciati a se stessi senza indicazioni per quasi 20 giorni con una ferita infetta; l’essere ricoverati inutilmente per 5 giorni; l’essere operati per un intervento del quale si ignora addirittura la natura fin dopo l’operazione; l’impossibilità di rintracciare i dottori telefonicamente da casa e a volte anche lì di persona; gli orari delle visite risicati; l’assenza di una sala TV attrezzata anche per mangiare; i pasti insipidi e poco variati; le lunghe e inaspettate file METTONO IN LUCE UNA DISORGANIZZAZIONE GLOBALE IN UN OSPEDALE CHE NON FUNZIONA, fatta eccezione per la bravura e per l’impossibile che molti dei suoi dipendenti, medici e non, cercano di fare tutti i giorni per raggiungere la DECENZA, SPESSO PURA UTOPIA. GRAZIE DI CUORE, AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA CAREGGI!

  2. #2 Samuel Bunkr
    on dic 11th, 2009 at 11:53

    Ciao Simo,

    grazie per il tuo accorato intervento. Credo che ognuno di noi- purtroppo- abbia episodi e aneddoti da raccontare su Careggi… e sospetto che, come il tuo, alcuni (tanti, molti, pochi…?) siano davvero figli di una brutta esperienza. Mi dispiace.

    L’organizzazione: hai perfettamente ragione. Non posso aggiungere una parola rispetto a quello che hai scritto. Solo che, sentendo i racconti degli altri pazienti, alcuni che venivano da lontano e da altri ospedali, nonostante tutto- sottolineo- credo che il Careggi sia meglio di altre realtà ospedaliere. Con tutti i suoi odiosissimi difetti che dovrebbero essere eliminati.

  3. #3 daniela
    on mar 25th, 2010 at 20:08

    Careggi o cto può essere, forse, migliore di altre realtà ospedaliere, ma sicuramente anche di gran lunga peggiore di altre, soprattutto rispetto al nord. Se ci limitiamo a dire “accontentiamoci” perchè c è di peggio non miglioreremo mai le cose. Se i nostri dottori se ne andranno all estero perchè “li si che le cose funzionano”, saremo sempre messi male. Parlo per esperienza personale.

  4. #4 admin
    on mar 25th, 2010 at 20:46

    Ciao Daniela,

    non si tratta di “accontentiamoci”, almeno non per me. Anche se rileggendo il mio ultimo commento poteva sembrare che la pensassi così. Forse la frase “ci sono odiosissimi difetti che dovrebbero essere eliminati” è risultata meno incisiva di quanto volessi.

    Il CTO e l’Azienda ospedaliera in Toscana ha molto su cui lavorare per migliorare. I fatti di cronaca di questi giorni lo dimostrano. Questo credo sia palese.

    Non credo sia poi così palese che al nord (?) le cose siano migliori: alcune delle persone con cui ho parlato venivano proprio dal nord (America) e dal nord (Italia). Ho detto venivano? Scusa. Erano letteralmente in fuga. Ma è chiaro che non posso limitarmi alle loro esperienze personali. Sarebbe ingiusto. Ma qualche dubbio mi viene.

    Circa i dottori, il problema non è più il se. Se se ne andranno. Se ne vanno. Da anni. E non solo i dottori e laureati in medicina, anche quelli delle altre discipline. Ma questa è un’altra bruttta storia.

  5. #5 daniela
    on mar 25th, 2010 at 22:04

    Io l’ho provato sulla mia pelle e non per sentito dire o per esperienze degli atri e ti dico, per certo, che dopo un anno e mezzo di sofferenza, umiliazioni, terrore, viaggi e medicazioni inutili, son venuta via dal cto e sono andata a Lecco ed il prof. che mi ha preso a cuore (grande uomo) dopo il mio racconto mi ha chiesto se venivo dal terzo mondo. Ho fatto gli ultimi 2 interventi là con metodi che al cto non usano o non conoscono (sul non conoscono ho i miei dubbi), sono indietro circa di 20 anni….potrei parlare per ore della mia storia ma non servirebbe a niente…contano i fatti, per me il sesto piano del cto dovrebbe essere chiuso e dato alle fiamme insieme ad alcuni dottori che ci lavorano…buona serata

  6. #6 admin
    on mar 25th, 2010 at 23:44

    Intanto grazie per aver risposto. E – che tu ci creda o no- mi dispiace molto che tu possa parlare per esperienza diretta. E che tu abbia sofferto inutilmente.
    Non prendo affatto alla leggera quello che mi racconti, nè è mia intenzione sminuire nulla. In nessun caso.

    Così come non ho preso alla leggera le storie che mi hanno raccontato i pazienti che erano al CTO con me. E che mi hanno raccontato di come in una clinica privata di Milano abbia avuto inizio il loro calvario- a causa di inefficenze davvero gravi. E di come abbiano deciso, alla fine, di trasferirsi a Firenze. Probabilmente tu penserai che siano passati dalla padella alla brace. (Speriamo di no.)

    Quel discorso sugli ospedali del nord, quindi, e alla loro efficienza alla fine si riduce al fatto che tu, per fortuna, sei andata in buon ospedale di Lecco, o da un buon dottore. Loro, in una clinica privata di Milano, no. Era solo per dire che non generalizziamo sulla efficenza del nord (che è una entità fisico geografica un po’ vaga, non credi?). Tutto qua.

    Circa i tuoi sentimenti riguardo al sesto piano del cto non posso farci, purtroppo, nulla. Tranne dire che mi dispiace.

  7. #7 Sanità in Toscana: una delle migliori d'Italia | Blog Firenze: foto, video, cosa fare stasera, concerti ed eventi.
    on mar 27th, 2010 at 15:36

    [...] Ho letto questa notizia dopo che un paio di giorni si discuteva su questo blog proprio di sanità in Toscana.  Aggiungo solo che nell’articolo de La [...]

  8. #8 daniela
    on mar 28th, 2010 at 23:21

    Tante percentuali……sarei curiosa di vedere anche le percentuali dei casi di amputazione cto Firenze rispetto a Lecco Alessandro Manzoni..

  9. #9 Antonella
    on apr 8th, 2010 at 18:32

    Mi capita di leggere casualmente queste pagine e ne sono dispiaciuta. Sono un medico che lavora da circa 15 anni al CTO. Il vero problema del CTO è che da noi vengono ad operarsi veramente in tanti, in pratica qualsiasi paziente che deve effettuare un intervento e che in altri ospedali non operano perchè è a rischio, finisce che viene inviato da noi.

    Come ha detto un collega ”Si divertono ad infangarci, ma poi vogliono venire ad operarsi tutti da noi”. Per quanto si possa parlare male del CTO siamo uno dei pochi centri in Toscana in grado di effettuare interventi su pazienti con grossi problemi, anche perchè ci possiamo avvalere di medici di ogni specialità. Qualsiasi problema il paziente abbia siamo in grado di fronteggiarlo. Ci ritroviamo quindi a dover operare non solo tutti i pazienti di Firenze, ma gran parte di quelli della Toscana ed extraregione.

    Lavoriamo tanto per poter operare tutti i pazienti più velocemente possibile. Vi posso assicurare che spesso lavoriamo al limite delle nostre forze. Dovendo fare tanto lavoro (abbiamo 8 sale operatorie che lavorano per 12 ore ininterrottamente, in più ci sono le urgenze notturne e del sabato e domenica) può darsi che nel dover fare tanto lavoro si perda un po’ della nostra umanità nei confronti del paziente. Ma provate voi a lavorare per 12 ore in sala operatoria, avendo effettuato 6-8 interventi chirurgici e provate a vedere se siete ancora umani e gentili.

    Spesso si leggono sui giornali delle enormi castronerie riguardo a varie nostre attività. Iniziamo dal pronto soccorso: si è letto che ci si lamenta perchè si vuole essere anestetizzati, possibilmente fare una anestesia generale per effettuare qualsiasi manovra dolorosa. Chi scrive queste cose è un grosso incompetente. Quando si effettua un intervento chirurgico e si deve fare una anestesia si effettuano degli esami preparatori e si deve stare a digiuno. Il digiuno serve perchè se uno ha mangiato e viene anestetizzato può succedere che vomiti e purtroppo il cibo può andare nelle vie respiratorie. Se finisce nelle vie respiratorie può essere molto pericoloso, perchè può dare origine ad una broncopolmonite anche mortale, di sicuro come minimo finisce in rianimazione.

    Quando qualcuno viene al pronto soccorso e deve effettuare delle manovre dolorosa non può assolutamente pretendere quindi una anestesia di questo tipo, perchè ciò comporterebbe esporre il paziente a grossi pericoli (sicuramente ha mangiato, quando c’è un trauma si ha un blocco a livello gastrico, per cui è come se avesse mangiato un attimo prima), inoltre il paziente non ha esami. Cerchiamo quindi di non farvi sentire dolore, ma non devono essere chieste cose che metterebbero a repentaglio la vita dei pazienti.

    Qualcuno si lamenta di aver effettuato un’artrocentesi senza anestesia. l’artrocentesi non è altro che una iniezione, richiedere un’anestesia per effettuare una iniezione è rasentare l’assurdità, al massimo si può fare un’anestesia con del ghiaccio.

    Riguardo ai computer dell’ambulatorio non è vero che non funzionano mai: in un anno è successo una volta. Riguardo alla organizzazione non sono d’accordo nel dire che è pessima. Parliamo delle preospedalizzazioni che vengono fatte per accedere ad un intervento chirurgico ad esempio. In una sola mattinata vengono effettuati tutti gli esami e le visite per poter effettuare l’intervento.

    Provate ad andare negli altri ospedali. Io ho provato e vi posso assicurare che come organizzazione siamo molto più efficienti noi.
    Riguardo alla struttura decadente del CTO forse non si sa che è stato per anni l’esempio di costruzione architettonica superefficiente ed è stato per anni copiato a livello mondiale. E’ ancora un esempio di architettura dell’epoca e confrontato con altre realtà di Careggi è molto più moderno. Comunque si stanno effettuando lavori di ristrutturazione per renderlo più efficiente e funzionale.

  10. #10 admin
    on apr 8th, 2010 at 19:42

    Ciao Antonella, grazie, anche ma non solo, per aver chiarito alcuni aspetti medici (vedi anestesie e artrocentresi).

    Rispondo di ciò che ho scritto io: non posso rispondere in vece degli altri commentatori (con i quali non sempre mi son trovato d’accordo). Non so se alcuni di voi perdano di umanità a causa del troppo lavoro: a me questo non è capitato, non lo posso affermare. Ho avuto a che fare con persone gentili e, per quel che mi riguarda, competenti. Non ho nessuna lamentela nei confronti del personale (nè medico, nè paramedico). L’ho detto e lo riscrivo.

    Passiamo alle cose su cui non sono d’accordo. Tu dici:

    Riguardo alla struttura decadente del CTO forse non si sa che è stato per anni l’esempio di costruzione architettonica superefficiente ed è stato per anni copiato a livello mondiale.

    Ok. Ma gli ascensori che spesso non funzionavano non me li sono inventati. Nemmeno le pecette. E tutto il resto. Tutto il sesto piano sa di vecchio (forse anche altri, non so: con la sedia a rotelle non girellavo molto). Forse abbiamo due visioni diverse di decadente. Non so. Se ho descritto certe cose è perchè le ho viste. L’organizzazione. Il fatto che sia pessima o meno molto dipende dalla propria esperienza personale, purtroppo. Personalmente ho dovuto faticare non poco per prendere gli appuntamenti, mio padre che ha fatto di recente una preospedalizzazione no, liscio come l’olio. Che dire?

    Non credere che sia un caso che il mio post finisca con le parole di Marco.

    “Teniamocela stretta, la nostra sanità pubblica” mi ha detto Marco. Dopo sette mesi di ospedale, un’amputazione sempre nell’aria e qualche migliaio di minestrine, lui, alla sua sanità pubblica, al suo CTO, ci tiene.

    Ma da qui a dire che “va tutto bene” ce ne corre.

  11. #11 ROSY
    on apr 19th, 2010 at 19:51

    Salve dottoressa Antonella ho letto con attenzione il suo commento e vorrei dirle solo questo . Quando si sceglie di fare la professione di medico si accettano tutti i sacrifici compresa la stanchezza . Forse è stato abolito il vecchio giuramento ? ( A servizio dell’umanità ) La stanchezza non è un motivo valido per essere disumani ! Si metta nei panni di chi soffre , casomai sono loro che dovrebbero perdere la pazienza perchè stanchi di soffrire . Ci rifletta !

  12. #12 simo
    on apr 20th, 2010 at 23:16

    Cara dott.ssa Antonella,

    forse se anche lei avesse sentito le urla da fuori del pronto soccorso del cto di un suo familiare sottoposto per ben tre volte ad un artrocentesi senza anestesia, o se anche lei avesse avuto un familiare ricoverato per 5 giorni inutilmente, senza che gli venisse fatta né una terapia né alcun esame, non la panserebbe così.
    Comunque grazie per il suo commento, che non fa altro che confermare che una struttura così andrebbe soltanto chiusa!

    Cordiali Saluti

  13. #13 Admin
    on apr 20th, 2010 at 23:52

    Simo, la tua frase:

    “Comunque grazie per il suo commento, che non fa altro che confermare che una struttura così andrebbe soltanto chiusa!”

    mi sembra esagerata. Scusa: è esagerata. Ed è pure un’affermazione inutilmente forte.

    Stai meglio ora che hai scritto queste cose? Il tuo familiare, ora, ha forse recuperato i 5 giorni di ricovero che tu definisci inutile? No. Quindi. Il dolore lo comprendo, le accuse a testa bassa no.

    Per tutti: vi ricordo che siete su un blog. Un semplice e modesto blog. Se avete accuse gravi da fare e potete motivarle vi consiglio di portare tutti i documenti nei luoghi opportuni: solo così otterrete giustizia.

  14. #14 Antonella
    on mag 30th, 2010 at 13:12

    Buongiorno a tutti,
    cercavo informazioni sul CTO perchè mia madre deve effettuare una visita di controllo della protesi all’anca e, curiosando nelle pagine del sito, mi sono imbattuta nella lettera di Samuel.
    Aldilà della serietà dell’argomento di cui tratta, è simpaticissima, ironica, critica e propositiva. L’ho letta con piacere e mi ha dato fiducia verso persone che non conosco, ma di cui potrei avere bisogno.
    Ho letto anche i commenti degli altri e se posso vorrei esprimere un parere.

    Purtroppo la sanità in Italia è quello che è, lo sappiamo benissimo tutti, ma buttare fango sempre e comunque non serve a migliorare, non serve a farci sentire meglio nè più curati.
    Nella mia vita ho avuto modo di conoscere molto da vicino realtà ospedaliere locali ed estere, a titolo personale e per familiari. Beh, mi sento di dire che tutto mondo è paese. Certo ci sono realtà e realtà.
    Trovi il reparto super efficientissimo, quello in cui funziona solo un certo turno di certe persone, quello in cui funzionano solo poche persone, ma in ogni realtà quello che veramente conta non è tanto quanto sono bravi e preparati “loro” (quelli con il camice), ma quanto sei umano tu, con e per loro.
    Tra i camici bianchi trovi i presuntuosi, gli arroganti, i frettolosi, i tuttologi e quant’altro, ma trovi anche competenza, disponibilità, fiducia, introspezione nel prossimo, simpatia, vicinanza, comprensione, sostegno, affetto, cameratismo, complicità. Dipende tutto da come ti relazioni tu con gli altri.
    Parlo ovviamente delle mie personali esperienze, senza voler sminuire quelle degli altri, ma in qualsiasi situazione mi sia trovata alla fine ho sempre avuto una risposta, anche quando il rapporto con l’interlocutore non era dei più sereni.
    A Marsiglia litigai con il primario di ortopedia, considerato da tutti un super eroe, (che aveva appena operato mia madre) tra il disappunto degli altri pazienti perchè avrei messo a rischio i controlli giornalieri di mia madre. Bene, mia madre è stata seguita nel post operatorio come tutti gli altri se non meglio e prima che andassimo via il “super eroe” volle parlare con me per scusarsi.
    Il periodo che io personalmente ho trascorso ricoverata in ortopedia per un grave incidente stradale nel 1973, anche se può sembrare assurdo, lo ricordo con piacere. Aldilà dell’indubbio dolore, sia fisico che riabilitativo, della paura presente e l’incertezza futura di come sarei uscita da questa esperienza, del disagio, delle flebo, dell’impossibilità di scegliere una struttura più efficiente e all’avanguardia… aldilà di tutto, grazie alle persone che ho incontrato, che si sono prodigate per me, che si sono prese le mie accese lamentele con umiltà e consapevolezza dei loro limiti, grazie alla loro stanchezza, alla loro quotidianità, al loro essere comunque persone, hanno saputo trasformare un brutto periodo in un bel ricordo.
    Non conta avere una mega struttura super accessoriata magari con vista mare… Conta avere fiducia, conta essere leali e disponibili, conta parlare per capirsi, conta collaborare e camminare “verso” non “contro”. Conta non aspettarsi miracoli né l’impossibile, ma prendere coscienza di sé e non vestire gli altri di capacità che non hanno e aspettative che non possono soddisfare.
    Conta non pretendere, ma trovare un incontro e un obiettivo da raggiungere, sperando sia il più lontano possibile…
    Conta saper trovare, nell’imperfetto, qualcosa che lo assurga ad accettabile e umanamente vivibile.

  15. #15 Simo
    on mag 31st, 2010 at 00:40

    Cara Antonella,

    tutti i miei commenti passati non riguardavano il lato umano ma la professionalità di alcuni elementi e la qualità della struttura e delle risorse in essa disponibili (ricordiamoci che la struttura è stata recentemente commissariata). A livello umano ho riscontrato, come tu indichi, alcuni arroganti e presuntuosi ma anche tanti medici o paramedici dotati di un atteggiamento davvero speciale, tanto che le ultime settimane di ricovero le ho viste passare ricche di momenti piacevoli e divertenti: ANCORA COMPLIMENTI E TANTI TANTI RINGRAZIAMENTI E AUGURI A CHI OGNI GIORNO SI SFORZA DI RENDERE MENO SPIACEVOLE UN MOMENTO DI DOLORE AD UN PAZIENTE.

    saluti a tutti!

  16. #16 admin
    on mag 31st, 2010 at 15:58

    @ Simo: il commissariamento a cui fai riferimento è forse questo di dicembre 2009?
    Metto comunque un link, così chi vuole approfondisce. Riporto il titolo e le prime righe dell’articolo apparso su’ La Repubblica di Firenze:

    “Cto di Careggi, commissariata chirurgia” – “Dopo la denuncia di Repubblica dei gravi disservizi al Cto di Careggi, l’assessore regionale alla sanità ha indicato Valtere Giovannini, responsabile dell’area coordinamento sanità della Regione Toscana, come coordinatore del Piano di riorganizzazione delle attività chirurgiche della struttura”

  17. #17 admin
    on mag 31st, 2010 at 19:31

    Ciao Antonella,
    il tuo intervento mi è piaciuto molto. Su tutto, ho apprezzato

    Conta non pretendere, ma trovare un incontro e un obiettivo da raggiungere, sperando sia il più lontano possibile…
    Conta saper trovare, nell’imperfetto, qualcosa che lo assurga ad accettabile e umanamente vivibile

    è un modo di orientarsi nel mondo che trovo congeniale.
    Grazie.

  18. #18 fla
    on ott 12th, 2011 at 00:03

    sono stato operato alla cervicale nel 2007. A parte tutte le zanzare che c’erano (veramente una cosa indegna per un ospedale, credo che quando fui dimesso mettevano delle zanzariere) l’intervento è andato bene. Quello che conta è che i medici siano all’altezza. C’è da dire che forse all’estero praticavano già interventi con protesi più moderne (al cto ti fondono le vertebre fissandole con placche di titanio e viti mentre in altri posti ti mettono protesi mobili). La compentenza comunque mi pare che ci sia. Quello che manca, come già letto, è il contatto con il medico, che rimane fondamentale, ma del resto posso confermare che lavorano davvero tanto. Alla fine l’importante è levarci le gambe…..

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