“L’arrotino: è arrivato l’arrotino. L’arrotino: ripara ombrelli; affila coltelli. Signore e signori: è arrivato l’arrotino.”
Stamani, mentre pioveva come Giove Pluvio comanda, ho sentito il megafono dell’arrotino. Lo si sente ogni domenica mattina. Qui, alla periferia del quartiere uno di Firenze, abbiamo l’arrotino, che se ne infischia della pioggia e si fa sentire dalla strada. Ci pensate? L’arrotino, una figura in via d’estinzione. L’orgoglio di essere demodè.
Mi viene in mente Ecce bombo, il film di Nanni Moretti. Quando un robivecchi (Ecce bombo) sveglia la combriccola che aspettava l’alba. Guardando nel posto sbagliato, a ovest, esattamente all’opposto di dove sarebbe logico guardare. Mi sembra tanto Firenze. Magari un giorno ne parliamo.
Mi piace l’arrotino. Lavora di fino, riporta a nuova vita le cose che valgono poco. Ripara oggetti che in genere semplicemente si sostituiscono. Ti chiama dalla strada, se ne infischia della pioggia.
Sa di antico, sorpassato. Ma lui evidentemente non lo sa. Oppure sa che la gente si sbaglia, ma non fa polemica. Ricorda a tutti l’evidenza con la sua semplice presenza. Recuperare e non sostituire, porre attenzione alle piccole cose, lavorare di fino è antico, forse, ma non sorpassato.






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