Scontri tra studenti e polizia



 

Gli scontri del 11 maggio, il corteo del 16, e i commenti in rete



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Aprire il giornale, leggere che ci sono stati scontri tra studenti e polizia, apprendere che un ragazzo di 15 anni è finito in ospedale e un agente è contuso (nulla di eccessivamente grave in entrambi i casi, per fortuna, ma piacere non fa di certo), richiudere il giornale  e domandarsi: e ora cosa devo pensare?

I fatti (almeno quelli che si possono ricavare dai media): “Tutto è nato da una manifestazio­ne non autorizzata: un presidio di studenti, tra i 15 e i 18 anni, si è rac­colto davanti al liceo classico Miche­langiolo. Il motivo: il preside della scuola ha revocato il permesso alla Rete dei collettivi di riunirsi ogni lu­nedì nell’aula autogestita.” Il motivo della revoca: “È per la storia del gazebo di Galli — spiega Giacomo — è stato attaccato il 25 aprile mentre sfilava un corteo” [Corriere Fiorentino]. Fin qui i motivi del corteo non autorizzato.

Poi gli scontri: “Secondo la ricostruzione della questura, le cariche sarebbero scattate perché alcuni ragazzi avrebbero aggredito un poliziotto in borghese. L’agente riprendeva con una telecamera la manifestazione indetta dalla Rete dei collettivi anche per protestare contro la mancata concessione di un’aula del liceo Michelangiolo per una loro iniziativa.” [La Repubblica] Gli studenti negano, i testimoni parlano di 5/6 cariche della polizia.

Il 16 maggio viene fatta un’altra manifestazione. Partecipano studenti, genitori, centri sociali. Non mancano slogan e spray. Tutto finisce bene (nel senso: nessuno scontro). C’erano anche i bastoni. Ma sono rimasti a cuccia, come doveva essere. Seguono commenti a pioggia sull’accaduto.

Leggo un blog, di Carlo Sorrentino, un giornalista del Corriere Fiorentino. Il titolo è: tra manganellati e manganellanti. Tra le tante cose, leggo: “Gli astratti richiami ai nostri valori mi sembra latitino quando devono concretamente tradursi nell’educare al rispetto delle regole anche il sacrosanto diritto di protestare e manifestare dei nostri ragazzi; verso i quali prevale un eccesso di giustificazionismo deresponsabilizzante, che di certo non li aiuta a crescere. Mi sembra evidente un’accondiscendenza pelosa, di chi ritiene lecita ogni loro mossa perché comunque genuinamente indirizzata contro un mondo che non è il migliore possibile.” Ce l’ha con i genitori, forse? Forse.

Leggo un altro blog, di Antonio Montanaro, sempre del Corriere Fiorentino (la cosa deve aver colpito la redazione, evidentemente), dal titolo: l’altra faccia dei manganelli e degli slogan. Tra le tante cose, mi ha colpito il finale: “Quelle parole d’odio (“lo slogan è fascista di natura”, cantava qualche anno fa Daniele Silvestri), i bastoni del servizio d’ordine dei centri sociali, la vernice rossa e le scritte sui muri hanno oscurato anche le intenzioni di chi era sceso in piazza per manifestare, pacificamente, a fianco dei propri figli. Era così complicato evitarlo?” No, lui sembra non avercela con i genitori. Ce l’ha con i centri sociali, forse? Forse.

Leggo anche il blog del CPA. Democraticamente ce l’hanno con tutti. Senza forse.  Almeno: l’amministratore del blog ce l’ha con tutti. Gli altri ragazzi del CPA non so.

Conclusione.  Sospendo il giudizio sul fatto dei manganelli (non c’ero, e chi di dovere dovrà indagare), e sulla seconda manifestazione, che se accusassimo gli studenti per gli slogan poi dovremmo spiegargli anche il perchè del linguaggio politico che entra nelle case tramite la tv. O anche più quotidianamente nei dibattiti dei candidati sindaco. Dovremmo anche spiegarci come sia possibile tollerarlo, ma questa è un’altra storia.

Mi rimane una domanda. Perchè un questione tutta interna alla scuola, che poteva essere gestita in maniera democraticamente matura tra preside, insegnanti e studenti, ha avuto questo esito? Agli atti rimarranno le botte e lo spray sui muri. Per me, agli atti, rimane una dialogo che evidentemente è stato gestito male.

 


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